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Geografia dell'E.R.
La val padana è una valle pianeggiante circondata quasi completamente da montagne. A sud, in Emilia Romagna si trova l'Appennino dislocato in N/O- S/E, più ad ovest in direzione O-E si snoda l'Appennino ligure, e dal cuneese iniziano le Alpi che dislocandosi ad arco arrivano fino a Trieste. La parte orientale della Val Padana confina invece col Mar Adriatico , unico sbocco non montano della valle. L'Emilia Romagna , nostra regione, è suddivisa sostanzialmente in 3 zone geografiche (che poi a loro volta possono essere divise in sub-aree migliaia di volte): la fascia pianeggiante (bassa pianura vicina al Po, media pianura e alta pianura che è quella a sud della Via Emilia), la fascia montuosa (collina dai 100 m ai 6-700m, montagna dai 700m in su fino alle vette del crinale poste in media tra i 1800 e i 2100m), e la riviera (che si snoda da Goro fino a cattolica e che può essere suddivisa nell'area ferrarese e in parte ravennate molto paludosa e valliva, e nella parte più mediterranea anche se non mediterranea al 100% dal cesenate in giu).
A nord dell'E.R si snoda la pianura padana prima d'incontrare le Api, e stessa cosa se ci si sposta verso ovest. Ad est ovviamente c'è il mare per poi trovare Croazia e Slovenia, mentre a sud svalicando l'Appennino si trova la piana toscana e poi il Mar Tirreno.

Cos'è il cuscinetto freddo.
In un territorio geograficamente chiuso o semichiuso come quello della Val Padana e di parte dell'E.R., il clima è parecchio strano. Il fatto è che a contrario di una pianura aperta (senza montagne intorno o circondata da mare) in Val Padana ed in E.R. ad esclusione della fascia costiera che risente di un certo ricambio d'aria per via dello sbocco sul mare, il resto del territorio si trova molto spesso in condizioni di ristagno d'aria per via dell'impossibilità di un ricambio dato dai monti circostanti che non lasciano facilmente circolare l'aria. D'estate questo si traduce in forte caldo che durante gli anticicloni africani viene schiacciato al suolo e ristagna anche per settimane apportando un clima unico in Italia quello dell'afa (caldo umido senza vento) mentre negli altri posti del paese seppur si raggiungono a volte valori di oltre 40° ,che in val Padana difficilmente si toccano il clima è sempre ventilato! D'inverno invece questo si traduce in due possibili varianti:
1) durante gli anticicloni africani, mentre il resto del paese gode di giornate miti con massime fino a 15-16° anche in pieno inverno, in val padana lo schiacciamento dell'umidità al suolo proprio come avviene d'estate, sta volta però unito alle giornate corte ed al sole che non scalda , producendo un forte ristagno d'umidità per via anche del territorio paludoso e molto umido genera il fenomeno più conosciuto del Nord: LA NEBBIA, strati di vapore freddo che si snoda sulla pianura circa fino ai 300m di altezza (l'altezza a volte può arrivare fino a 700m in caso di perdurare per intere settimane dell'anticiclone) e che impedisce il regolare soleggiamento proprio alle aree pianeggianti costringendole a giornate umide grigie e fredde con valori spesso inferiori allo zero sia di notte che di giorno. Appena si percorre una strada di collina e si esce, salendo di quota, dal muro di nebbia si torna a vedere il sole e la temperatura può essere di tanti gradi superiore a quella della pianura. Non di rado si verificano giornate in inverno con nebbia e -2° di massima a Bologna mentre a Sestola a 1000m di altezza le temperature sono positive anche di notte. Bene questo strato di freddo che si addentra per via delle nebbie da 0 m a 300m circa si chiama cuscinetto freddo da anticiclone invernale.
2)Diverso è invece il cuscinetto freddo che permette poi le nevicate da addolcimento. Quando da metà novembre le giornate iniziano ad esser molto molto corte e si verifica un irruzione di aria fredda e secca da N, N/E e E tutta l'Italia si trova al freddo! Ma mentre il centro e il sud come poi tutta la fascia appenninica e alpini sperimentano i valori più gelidi nel pieno dell'ondata di freddo, La pianura padana e l'E.R. (sempre ad esclusione della fascia costiera ) sperimenta i valori più freddi proprio nei giorni successivi all'ondata di vento gelido. Il motivo di questo fenomeno è semplice, mentre nel resto del paese finita l'azione dell'aria gelida il termometro ricomincia normalmente a salire, in P.P. ed in E.R grazie alle montagne circostanti che non lasciano "scappare via il freddo, quest'ultimo inizia a ristagnare di giorno in giorno sempre di più e le notti lunghe miste al sole che non scalda portano valori minimi di gg in gg sempre più bassi e conseguentemente anche i massimi scendono portandosi vicino agli 0° nonostante il soleggiamento e l'assenza di nebbie, che possono riproporsi ma solo dopo alcuni giorni per via della secchezza dell'aria data dall'irruzione fredda. Ora, questo strato d'aria fredda, cuscino freddo post ondata fredda, è sempre un fattore legato ad un quota bassa tra 0 e 3-400m ma trova al contrario del casi 1 una colonna d'aria ben più fredda anche dai 500m in su per via dell'evento freddo precedente a tutte le quote e per via dell'assenza di nebbie e quindi di marcatissima inversione termica. E' normale poi che se un anticiclone si impossessa per molti giorni del territorio il tipo di cuscino diventerà con i giorni dello stesso tipo descritto nel punto 1. Ma è proprio il caso che non ci interessa. Vediamo invece che succede se arriva una perturbazione.

Perturbazione Umido- Calda post incursione fredda.
Se dopo un'ondata di freddo sterile, ovvero senza precipitazioni , sopraggiunge una perturbazione altrettanto fredda con umidità la nevicata in pianura è assicurata a tutte le quote e in tutto il territorio FORSE AD ESCLUSIONE SOLO DI ALCUNE AREE DI COSTA COME IL DELTA DEL PO E IL BASSO RIMINESE, ma anche in tali aree è probabile che freddo su freddo faccia nevicare senza problemi e con buoni accumuli vedi per esempio il 18-19 dicembre 2009 dove tutta l'E.R. da Piacenza a Goro, da Goro a Cattolica p stata investita da una bufera di neve dopo che da un settimana le correnti erano già gelide sul territorio.
Discorso completamente diverso è quello che si viene a creare se al posto di una perturbazione gelida post irruzione fredda sterile, arriva una perturbazione umido-calda.
Qui le strade si dividono e le possibilità diventano tante, i fattori in gioco sono: la distanza temporale tra la fine dell'irruzione fredda sterile e l'arrivo della perturbazione, il tipo di vento in quota, l' intensità delle precipitazioni, umidità , stato della colonna d'aria alle quote superiori orografia del territorio ( in che area geografica ci si trova).
Come fa a nevicare per cuscinetto freddo o per addolcimento in E.R.?
E' semplice, prendendo il caso N.2 analizzato sopra, se arriva una perturbazione umido-calda post ondata di freddo sterile, mentre sul resto d'Italia l'aria calda che avanza col sopraggiungere della perturbazione non trovando cuscinetti freddi e impedimenti montuosi particolari scalda subito la temperatura relegando pioggia ovunque in pianura e neve solo in montagna, in val padana le cose sono ben diverse. Quando la perturbazione arriva da ovest o sud ovest ed entra in val padana trova una situazione ben diversa: alle quote basse il cuscino gelido creatosi nei giorni successivi all'ondata di freddo (Vedi N.2) e alla quote superiori termiche basse che rimangono basse per via sia dell'ondata di freddo appena trascorsa che dell'altitudine crescente che dell'orografia chiusa del catino padano che non permette anche a quelle quote (dai 500 ai 1000) una dispersione del freddo veloce come nel resto d'Italia. A questo punto il muro di freddo che da terra si erge fino a quota 1000-1100m (al di sopra il freddo è praticamente sempre presente in inverno) con temperature che come è già stato detto prima sono intorno o addirittura inferiori agli 0°, costringe l'aria umido-calda in senno alla perturbazione a scivolare al disopra di esso (quote più alte dove le termiche per l'altitudine sono sempre sotto zero in inverno)e quindi quando le precipitazioni iniziano in neve a quote elevatissime trovano tutta la colonna dell'aria a temperature intorno o inferiori allo 0° e la neve arriva fino a terra (0m). Questa è la classica dinamica di una nevicata da addolcimento o per cuscinetto freddo. Ma tutti i fattori in gioco elencati sopra devono combaciare come in un puzzle se si vuole vedere la neve in pianura e non sempre le cose vanno così:
A) Distanza temporale tra la fine dell'ondata di freddo e l'arrivo della perturbazione Caldo-umida:
abbiamo già detto che i giorni successivi alla fine dell'ondata di freddo vedono un rafforzarsi del freddo al suolo e un inizio di sfiorimento del freddo alla quote superiori (molto molto più lento che nel resto d'Italia però). Quindi la possibilità di vedere neve fino in pianura è strettamente legata alla quantità di tempo che impiega la perturbazione umido-calda ad arrivare. Il perché è semplice: se la perturbazione calda arriva dopo parecchi giorni dalla fine dell'irruzione fredda (6 gg per es.) il freddo al suolo c'è ancora ma in quota ormai la colonna dell'aria si è rovinata e nella sua fascia più debole ovvero tra i 400 e i 1000m probabilmente la temperatura non è più idonea a far nevicare fino in pianura. Al sopraggiungere della perturbazione infatti il muro freddo non sarà forte al punto da costringere l'aria calda a scivolare a quote più alte ed inoltre non sarà uniforme.. infatti mentre dai 1100-1300 m in su ed dai 300m in giù si troveranno temperature adatte a far nevicare, in mezzo no e questo produrrà sicuramente una fusione della neve in pioggia in quell'intercapedine di mezzo con temperature superiori ad un 1°, pioggia che anche se tra i 300m e la piana ritroverà temperature favorevoli alla neve dagli 0° in giù non riuscirà più a trasformarsi in fiocco diventando al più pallini di ghiaccio trasparente o gelando al contatto col suolo (Gelicidio). Ecco perchè è importante che la perturbazione umido calda arrivi tra 1 e 3-4 giorni massimo dalla fine dell'ondata di freddo per vedere la neve!dopo le speranze si riducono al lumicino fino a sparire completamente. La distanza temporale è una tra le varianti fondamentali per vedere la neve da cuscinetto!
B1)tipo di vento sciroccale:
Se la distanza temporale è oltre i 5 giorni, qualsiasi tipo di direzione di vento caldo-umido non servirebbe a fare nevicare!questa è una precisazione importante. Mentre se la distanza temporale tra la fine dell'ondata di freddo sterile e l'arrivo della perturbazione umido-calda è di pochi giorni 1-3 (con la colonna d'aria perfetta) allora la direzione del vento assume una componente fondamentale per la buona riuscita della nevicata fino in pianura. Un perturbazione supportata da un minimo di bassa pressione che fa spirare venti da scirocco ovvero S/E o EST-Sudest sul Nord Italia è l'ideale per quel che concerne la neve da cuscinetto freddo in Emilia ed in parte della Romagna. Immaginarsi un linea orientata in nord ovest -sud est che parte da Ferrarese ovest e scende verso Forlì. Bene in situazioni come queste quasi sempre a ovest della linea cade neve mentre ad est pioggia. Oppure inizialmente può cadere neve fino in pianura anche ad est ma è una cosa temporanea e spiegherò il perché. In caso di perturbazione con venti da scirocco succede al nord italia una cosa molto strana!Il richiamo sciroccale arriva da sud est , quindi dal mare adriatico. Lo scirocco è un vento umido- caldo e arrivando da sud-est i primi posti in cui inizierà ad erodere il cuscinetto freddo e dove quindi sarà difficile se non in un primo momento vedere la neve al piano sono proprio il riminese il cesenate il ravennate, costa ferrarese e primo entroterra ferrarese. A questo punto si può pensare che lo scirocco entri in tutta l'emilia fino a piacenza e distrugga il cuscinetto. In realtà a meno che proprio non siamo di fronte a tempeste autunnali difficilmente il sud-est riesce ad arrivare al suolo ed alle medie quote oltre il forlivese-imolese. Succede infatti una cosa strana ma molto usuale: il sud est entra nell'entroterra e va con direzione nord ovest fino al rovigotto dove la sua parte est è quella a cadere sotto la pioggia dopo l'est del ferrarese. Da li poi prosegue ma più indebolito la sua corsa verso l'alto veneto (padovano veneziano e trevigiano) che cedono, ma solo dopo ore, vedendo comunque neve all'inizio e quasi sempre accumuli iniziali poi sciolti dalla pioggia successiva. Da qui la natura stupisce: il sud est arrivato li su nel trevigiano subisce una deviazione dall'arco alpino che lo costringe a cambiare direzione ed ad impostarsi da N/E e così fohnizzato dalle prealpi (cioè riscaldato) scende su Verona e la città vede la neve trasformarsi in pioggia per via del fohn in discesa dai monti Lessini. Il vento da N/est piega poi prima a est-Nord/est poi a est perdendo quasi completamente forza nel bergamasco dove la neve cade indisturbata per molte ore. Arrivato alle alpi del nord ovest il vento da est subisce una deviazione come era successo prima arrivato a quelle venete, e gira a N fohnizzando A VOLTE alcune zone nei pressi delle prealpi dell'alto piemonte, da nord il vento scende verso asti e cuneo e qui le alpi piemontesi e l'appennino ligure lo deviano facendolo spirare da ovest verso est e così arriva dentro l'emilia, e dal piacentino si muove verso il bolognese arrivando fino a quel punto in cui converge a mulinello perchè dal mare entra da sud- est (solitamente tra forlì e imola a volte forlì è sotto la neve a volte no, imola spesso è dentro ma a volte se il sud est è forse può abdicare in pioggia.). Quindi cosa è successo??? Il vento deviato in vari modi dall'arco alpino e dall'appennino arriva e spira in Emilia fino a (imola-forlì) da ovest, ovvero spira vento freddo di provenienza cuneese astigiano (luoghi dove il cuscinetto freddo è veramente forte e praticamente indistruttibile). Questa strana carambola del vento permette all'Emilia di acchiappare aria fredda dal catino padano occidentale che gli serve per mantenere il freddo nella colonna d'aria e di vedere nevicare fino in pianura per tante tante ore sotto l'azione ad alta quota del sud-est. E' normale osservare la stazione meteo del cimone con vento da sud-est e temp. sui -4°/-5° (per niente freddo a quelle quote) e stazioni di località sui 5-600m di quota o di pianura con vento da ovest e temperature tra -1 e +1° con neve che cade. Situazioni come queste si sono verificate spesso negli ultimi anni: sabato 26 novembre 2005 con neve inizialmente da imola verso ovest che poi fu solo da san lazzaro verso ovest finendo con neve solo da BO verso ovest (nevicata durata 12 ore con accumuli tra i 15 cm di Bo centro, i pochi cm di san lazzaro e i 20-30 cm dell'ovest bolognese -modenese e reggiano), 26-27 gennaio 2006 (la grande nevicata al N/O) con neve inizialmente anche su riminese interno, che dopo poche ora abdica e diventa neve solo dalla linea forlì-copparo verso ovest (circa per 12 ore ma con precipitazioni scarse) e per finire con neve dalla linea castel san pietro-bondeno verso ovest nelle ultime ore (fu una nevicata lunga circa 36 ore da castel san pietro verso ovest, che però per le scarse precipitazioni che colpirono l'emilia romagna centro orientale portò accumuli interessanti solo da Mo verso ovest , con 10 cm scarsi su bolognese, 15 su modenese, 20-25 su parma e reggio , 40 cm su piacentino 60 cm a milano, 110 cm su pedecolle varesotto, comasco e canton ticino dove nevico 72 ore), 6-7 GENNAIO 2009 neve da san lazzaro- castel san pietro verso N/O dalla sera del 6 alla sera del 7 con episodio incredibile nel pomeriggio del 7: verso le 15 mentre addirittura milano e torino avevano ceduto fohnizzate dal vento da N prealpino noi tra san lazzaro e reggio siamo finiti sotto un nucleo precipitativo intenso con forte vento da ovest buttando al suolo in un ora 5 cm di neve, che per bologna, che fino a quel momento aveva visto nevicare senza accumulo dalla sera prima, fu poi l'accumulo totale dell'evento, mentre modena totalizzò 10-15 cm e da reggio verso ovest dai 20 in su! . Ecco quindi il motivo per cui sotto forte vento da sud est in alta quota se la colonna d'aria è buona dall'inzio si può avere neve sicura in pianura da piacenza fino a imola-ferrara (il triangolo) che poi a volta cede nel ferrarese centro est e estremo bolognese est, cioè imola-medicina, budrio castel san pietro, per proseguire ad ovest).
B2) TIPO DI VENTO LIBECCIO CALDO DA SUD-OVEST... CONTINUA NELLA SECONDA PARTE

B2) tipo di vento libeccio caldo da sud-ovest:
Se quindi con un normale richiamo sciroccale riusciamo ad avere neve fino in pianura con una buona colonna d'aria di partenza su buona parte del territorio E.Romagnolo, diversa è la questione con il sud ovest. Un perturbazione atlantica o africana umido-calda con un richiamo di venti in quota da sud-ovest (libeccio caldo) è la situazione peggiore per tutta l'E.R. forse solo ad esclusione del piacentino occidentale e della bassa parmense. Vediamo perchè.
Anche quando ci presentiamo con una colonna d'aria perfetta all'inizio dell'evento questa verrà rovinata velocemente. Se un vento proviene da sud ovest significa che proviene dal mar tirreno, attraversa la pianura toscana ed arriva all'Appennino Emiliano-romagnolo. Il libeccio caldo è come lo scirocco un vento caldo cioè dove passa e colpisce direttamente è capace di far innalzare la temperatura di parecchi gradi anche in alta quota. Alcuni a questo punto potranno pensare beh ma c'è l'appennino che fa da sbarramento, non abbiamo niente da temere. In realtà non è così! E le conseguenze si possono suddividere in 2 tipi:
- Libeccio caldo in quota: una cosa che accomuna tutte le avvenzioni di libeccio caldo per quanto riguarda l'emilia romagna, è che in appennino ( che non ha montagne molto elevate ed uno spessore in nord-sud tali da bloccare l'effetto del vento) a tutte le quote (ovvero dai 500m ai 2000 e passa) la temperatura si riscalda molto e molto velocemente. Cosa succede quindi??? che sta volta non c'è nessun richiamo freddo da ovest a salvarci dalla scaldata! il vento in quota anche se leggermente attenuato dallo sbarramento appenninico passa l'appennino a e partire dalla pedecollina incomincia ad erodere il cuscino tra i 400 e i 1100 m circa, correndo verso la media pianura in maniera smisuratamente veloce. In pianura (tra i 300 e i 0 m l'assenza di vento fa si che il cuscino possa rimanere indisturbato e il freddo adagiato). La neve però non riuscirà a cadere in pianura che per pochi minuti iniziali, perchè le precipitazioni arrivano con il sud-ovest in quota (insieme) e quando loro arrivano significa che lui sta già facendo il suo lavoro di riscaldamento. E' proprio con questo tipo di configurazione che si rischia maggiormente di subire il pericolosissimo ma molto affascinante fenomeno del gelicidio (vedi il giorno di natale del 2000, vedi la notte tra il 31/12/2005 e l'1/1/2006, vedi il 21-22 dicembre 2009) in emilia romagna. Ma è uguale in tutta l'E.R.?? certo che no! Abbiamo detto che il libeccio arrivando da sud ovest inizia a rovinare il cuscinetto da sud ovest, quindi a partire dall'appennino, e infatti non è una cosa rara se mentre arrivano segnalazioni che a sestola piove a dirotto con 5° in paesi della bassa come guastalla (RE) bondeno (FE) mirandola (MO) sta nevicando ad inizio evento, perché più ci si allontana dall'appennino più le termiche in quota migliorano (sono più basse) perchè più tempo ci mette il libeccio ad arrivare e più ci si allontana dall'appennino più la sua forza riscaldatrice diminuisce! quindi è normale che mentre in appennino piove, mentre sull'alta e media pianura quasi da subito piove, sulla pianura che si trova vicino al grande fiume, lontana parecchi km dall'appennino (dal forno del libeccio), il cuscino trovando un libeccio meno intenso regga per più tempo e la colonna resista a temperature idonee per più tempo. Quanto tempo??? dipende dalla potenza del libeccio, di perturbazione in perturbazione, nel caso del natale 2000 la bassa cedette pochi minuti dopo l'alta pianura, nel caso del 21-22 dicembre 2008 la bassa vide neve per 2-3 ore prima di cadere, vedi città come Ferrara ,Bondeno, Mirandola, Guastalla ecc. Poi c'è anche da tenere in considerazione che la bassa che cede in tutti modi prima è sempre quella ad est ovvero la ferrarese centro orientale per il suo clima più dolce e meno continentale a tutte le quote, mentre più ci si sposta verso l'interno padano più la linea di bassa è resistente, fino ad arrivare al parmense ovest-piacentino da dove il libeccio non ha più niente da dire e la neve può cadere per tutto l'evento perchè quell'area è protetta non solo dall'appennino (che poi non offre gran che come protezione) ma anche dall'uncino fatto a sud dall'appennino E.R. ad sud ovest da quello ligure e ad ovest dalle alpi; li il cuscinetto freddo è molto molto resistente per via dell'orografia e il libeccio lo rovina si, ma molto molto molto lentamente! E' chiara quindi una casa: con il sud ovest caldo tutta la bassa padana (rovigo, mantova, cremona,) e poi l'alta padana (soprattutto centro occidentale) dal padovano ovest e trevigiano ovest al veronese al bresciano, al milanese ecc riescono a vedere (partendo con un buona colonna d'aria ) stupende nevicate, che poi in alcuni casi soprattutto in veneto nelle ultime ore possono tramutarsi in pioggia ma che regalano parecchi cm di neve. Il motivo è gia stato ripetuto più volte, più ci si allontana dall'appennino e più la potenza del libeccio diventa meno forte e quindi la tenuta delle termiche in quota regge meglio! sta volta non sono più veneto, FVG, e bresciano a cedere per primi (come invece era con lo scirocco), i primi sta volta siamo proprio noi.
-Libeccio caldo a tutte le quote:
Una delle situazioni che maggiormente fa arrabbiare gli emiliano romagnoli d'inverno, e che per fortuna si verifica più in primavera e autunno che in inverno quando è davvero rarissima (anche se non impossibile) è un libeccio teso da sud ovest talmente forte che l'appennino fa da sbarramento alle nuvole nella sua parte meridionale costituendo un forte caso di stau per garfagnana e nord toscana in generale, e una forte ondata di fohn per tutta l'emilia da parma est a rimini. In questo caso quindi il cuscinetto viene scalzato a tutte le quote, anche quella tra i 300 e gli 0m! e la temperatura può salire in un ora da 0° a 15° con il cielo completamente sereno o poco nuvoloso (sera del 24 dicembre 2009 a casalecchio e san lazzaro con stessi valori), ovvero primavera all'improvviso! solo uno spostamento del minimo verso est finalmente farà ruotare le correnti più da sud-est e quindi farà affluire maggiore umidità permettendo un ritorno delle temperature a valori più consoni. In alcuni casi può succedere anche l'incredibile: con il minimo che trasla le correnti alle medie e basse quote girano alla fine da ovest , pescano quindi aria fredda dal piacentino al cuneese dove nel frattempo ha sempre nevicato e portano la neve a scendere in poche ore da quote di 1800m a quote di 5-600m raffreddando velocemente tutte le quote, rendendo quasi (ma non sempre) impossibile un ritorno di possibilità di vedere la neve fino in pianura, che ritorna su valori in media di +4/+5°! Anche in questo caso il fonh colpisce maggiormente e con maggior possibilità le zone collinari pedecollinari alta e media pianura del centro est regionale e con minor intensità o addirittura senza colpire le basse soprattutto centro occidentali. L'esempio eclatante che forse in molti non ricordano più che ci tengo a riportare è quello del 24 novembre 2008: il 20 avevamo subito una forte ondata di freddo artica e le temperature dopo un novembre mite si sono abbassate e il 23 la massima era di 6°.Un perturbazioni nord atlantica si avvicina da nord ovest. Sembrava tutto semplice per vedere la neve in painura, perchè la perturbazione sarebbe arrivata la notte sul 24, dopo una serata serena, e la temperatura da 6° averebbe fatto presto a raggiungere i 0°/1° ideali per far nevicare all'arrivo della perturbazione. Ma molti non avevano messo in conto una cosa. Alle 5 di mattina mi sveglio e sento un forte vento fuori, penso:"boh strano sto vento a quest'ora presto della mattina"..."non doveva mica arrivare un burianata o una forte incursione da est"...e allora mi scatta il dubbio e corro contro il termometro digitale che ho in casa: la temperatura segnava +7.5°, contro i +2.3 gradi della mezza notte! cosa stava succedendo??? semplice: il minimo si era messo momentaneamente in un posizione per cui aveva richiamato un forte sud ovest teso a cui l'appennino aveva ovviamente fatto da sbarramento e il fohn era arrivato. A quel punto volevo capirne di più , vado su internet e vedo su asmer che le temperature han subito l'effetto fohn sulla alta e media pianura centro est dalla romagna fino al reggiano est! A quel punto vado a vedere le webcam e ci rimango di botto: tutte le località della bassa, dall'ovest ferrarese al piacentino erano imbiancate da 2-3 cm di neve e sotto una forte nevicata con vento ovest/nord ovest! e li mi è scesa la disperazione!!! ovviamente anche su lombardia e soprattutto su veneto e FVG nevicava a manetta. Mi ricordo proprio la webcam di Mirandola a 30km a nord di casa mia con la campagna tutta bianca e neve che scendeva fine! Era la prima volta che mi capitava di vedere nevicare nella bassa e da me no! Poi col traslare del minimo prima il vento cambiò da sud-est e arrivarono le piogge (almeno quelle visto che fino a quel momento era poco nuvoloso per il fohn) e poi alle 9 di mattina la sorpresona il vento gira da ovest da 7° la temperatura sotto forte pioggia va a 2° alle 9.30, iniziano a vedersi i primi fiocchi in mezzo all'acqua , e alle 10 nevica con 1° e proseguirà fino a mezzo giorno imbiancando i tetti i prati e le macchine con un leggero velo. Quell'evento colpì soprattutto il veneto e il FVG dove nevicò con accumuli di 10 cm! meno presa dalle precipitazioni milano, e torino saltata completamente!Ecco quella è stata una bella esperienza come didattica meteo che riassume velocemente cosa può accadere quando il vento di libeccio ci si mette anche alle basse quote rovinando un nevicata che altrimenti sarebbe stata perfetta (mirandola che non subì l'effetto del fohn accumulò in tutto 4-5 cm, non male per essere il 24 novembre)!